PER QUALI STRANI MECCANISMI AVVENGONO CERTE SCELTE NELLA RICOSTRUZIONE?

Assistiamo da tempo, a vari livelli, a scelte nell’affidamento di incarichi che, solo apparentemente, appaiono sfuggire all’umana comprensione.

Il sisma è stato di proporzioni inimmaginabili per vastità e intensità e, quindi, tutte le articolazioni dello Stato erano impreparate ad un tale evento.

Gli Enti hanno cercato di far fronte alla situazione, con inevitabili errori ed approssimazioni, chi con coraggio e chi con una buona dose di pusillanimità.

Appare evidente, da come vanno avanti i processi di intervento (dalle casette di legno alle scelte sulla ricostruzione), un intreccio e coacervo di interessi di vari soggetti e gruppi organizzati che fanno sorgere tanti dubbi sulle scelte che si stanno facendo e su quelle che si andranno a fare.

La logica appare essere: la necessità dell’urgenza giustifica la scelta fatta; tutto viene visto come fatto inevitabile. I segnali sono tanti, anzi troppi, e ciò diviene molto preoccupante soprattutto per il presente/futuro prossimo, quando arriveranno significativi flussi finanziari per la ricostruzione.

Qualche esempio per far comprendere il pensiero:

. acquisto delle casette di legno: una ditta che le costruisce si è lamentata con officina2630.it perché le modalità delle gare di appalto sacrificano chi direttamente le produce in quanto rendono indispensabile un meccanismo di intermediazione, con necessità di un sovrapprezzo, a scapito della qualità della prestazione;

. lottizzazioni di aree: le progettazioni delle aree sono state affidate a gruppi di progettisti (almeno quelle che noi conosciamo) lontani dai nostri territori, che non hanno vissuto il terremoto del ’97 e che non conoscono le nostre zone (progettisti toscani – Gruppo Associato Hyper di Firenze) con inevitabili errori di progettazione. Ma i costi di lottizzazione, che sono nell’ordine di milioni e milioni di euro, sono giustificati? Oppure andava creato un rapporto diretto con i Comuni, adeguandoli di strumenti, affinché venissero fatte scelte più economiche ma altrettanto efficaci se, non addirittura, migliori?

. incarichi professionali dell’Ufficio del Commissario Straordinario: con l’ordinanza n. 24 del 12 maggio 2017 vengono assegnati i finanziamenti per microzonazione. Allegata all’ordinanza vi è la tabella A1 con la creazione di 6 unità operative che affiancheranno gli affidatari degli incarichi. Per le “Marche 1” notiamo che l’incarico non viene dato ad un geologo ma ad un fisico, tra l’altro di Siena (perché? Quale criterio di scelta è stato adottato?) ; per le “Marche 2” viene dato l’incarico ad un professore di Catania che, osservando il curriculum, ha lavorato praticamente solo in Sicilia (perché? Quale criterio di scelta è stato adottato?); infine per “Marche 3” l’incarico va ad un tecnico dell’Università di Roma. Il tutto mentre a Camerino vi è la Facoltà di Geologia che da oltre 30 anni studia e monitorizza il nostro territorio per conto di molti Enti, compresa la Regione Marche!

Sugli esempi potremmo durare a lungo ma ci fermiamo qui.

Ovviamente non contestiamo le qualità dei professionisti ma ci domandiamo: era proprio necessario imboccare queste strade? O erano percorribili altre strade più efficaci ed economiche? Siamo consapevoli che sprecando soldi ve ne saranno di meno per la ricostruzione?

Certamente qualcuno potrà dare giustificazioni, ma resta il fatto che all’umano che tiene i piedi ben poggiati a terra tutto appare poco comprensibile. Una spiegazione sicuramente c’è. Poniamoci le domande e cerchiamo qualche risposta.

Perché tanti errori? Perché escludere chi nella zona ha le professionalità e le conoscenze per interventi mirati?

Il terremoto è indubbiamente un affare nazionale e, addirittura, internazionale, in tutti i sensi: interessi di grandi studi di progettazione, grandi aziende, grandi mediatori di opere pubbliche e chi più ne ha più ne metta.

A questo si accompagna l’enorme processo, di fatto, di centralizzazione delle decisioni venute avanti negli ultimi anni che si è accompagnato ad un altro meccanismo: quello della degenerazione di una parte della politica che ha rinunciato, per consensi anche personali, ad essere il fulcro di mediazione e di interscambio di idee tra i vari livelli, in senso orizzontale e verticale. In questo scenario gruppi ristretti di persone hanno buon gioco (non parlo di disonestà o di incompetenza) ad essere collocati in posizioni decisorie. Ruoli dove sarebbe più opportuno per economia, senso pratico ed effettiva conoscenza del territorio rivolgersi ad altri che hanno competenze e strumenti per dare un loro apporto veramente concreto, e non portato a fare scelte semplicemente “sulle carte”, o in base a qualche scambio di opinioni tra un ristretto gruppo di persone.

La politica, in buona parte, ha smesso di essere l’effettivo interlocutore nei processi decisionali, demandandoli a lobby, amicizie, conoscenze e gruppi dirigenziali, pubblici o privati. Ha smesso altresì di essere un punto di riferimento per il cittadino, “colpevole” a sua volta di non pretenderne più ruolo e funzioni istituzionali.

In questo processo di centralizzazione favorito (anche voluto?) dalle politiche locali chi ne fa le spese sono le nostre comunità e le nostre professionalità. Professionalità e competenze di cui i nostri Enti sono pieni.

Chi scrive partecipò più di un mese fa ad una riunione a Roma dei Comitati del cratere denunciando quanto sopra esposto e i rischi di certe logiche che, solo apparentemente, appaiono le più efficaci. Ma nulla è accaduto.

Come spiegare alle nostre comunità, ad esempio, che Università come Camerino, tra Architettura e Geologia, sono nei fatti tagliate fuori, ma soprattutto come spiegare che la loro professionalità, cresciuta e affermata proprio nei territori del cratere, con spese a carico dello Stato, non viene utilizzata?

Nella ricostruzione grandi gruppi e piccole clientele possono fare più danni delle sette piaghe descritte nel libro dell’Esodo. A livello locale si offre il fianco, anzi, spesso si aderisce a tali processi affidando compiti a soggetti “di grido”, che arricchiscono il proprio curriculum ma che, all’atto pratico, non danno effettivi, concreti e pratici sostegni alla ricostruzione. Dobbiamo fare in modo di non essere complici di tali processi.

Officina2630.it